“Ti racconto il viaggio (e quel che ho imparato)” – La recensione del libro a cura di Mariangela Giusti

Ti racconto il viaggio e quel che ho imparato - Recensione

“Ti racconto un viaggio (e quel che ho imparato)” edito da FrancoAngeli non è il classico libro che si trova tra gli scaffali dedicati alla letteratura di viaggi, bensì un percorso introspettivo che pagina dopo pagina conduce alla scoperta di cosa significhi realmente mettersi in cammino e scoprire nuove realtà. Attraverso gli occhi e il punto di vista dei diversi autori che hanno preso parte a questo ambizioso progetto, viene affrontata l’esperienza del viaggio come occasione di formazione e tutto ciò che essa comporta attraverso ambiti disciplinari completamente diversi.

Dalle penne di Mariangela Giusti (curatrice dell’opera), Marco Dallari, Andrea Saccoman, Giovanni Colombo, Vincenzo Matera, Stefano Malatesta, Emanuela Mancino, Antonio Hans Di Legami, Franca Zuccoli, Annamaria Ciocchetti, Mauro Van Aken, Guido Veronese, Annamaria Poli e Silvia Guetta il viaggio viene raccontato nella sua veste di “esperienza interculturale dell’esistere, occasione di conoscenza e di formazione al rispetto di sé e degli altri”.

L’idea del libro è nata in un momento unanimemente complesso, durante un periodo connotato dal “silenzio del lockdown”, come lo definisce la curatrice che ha voluto racchiudere in questo volume i racconti degli autori e i resoconti narrativi delle loro esperienze come invito alla riflessione sul modo in cui il viaggio induce a cambiare le proprie prospettive mentali.

Seppur non mancano in queste pagine i richiami a scenari da sogno in giro per il mondo, l’intento è quello di delineare i territori raccontati come mappe metaforiche di conoscenza del sé.

Dalle strade di Milano si spazia a quelle di Genova, di Lisbona, di Lanzarote passando per i paesaggi esotici delle Maldive, fino a raggiungere contesti e realtà completamente diverse come quelle di Gerusalemme, della Palestina e di Tel Aviv solo per citarne alcuni. Ciascun autore racconta le esperienze di vita in viaggio che hanno segnato il proprio io, contribuendo ad una visione del mondo variegata ed estremamente affascinante.

Durante la lettura ho preso nota di alcuni stralci che mi hanno colpita particolarmente e che voglio condividere con voi per spiegarvi nella maniera più semplice ed immediata possibile perché dovreste leggere “Ti racconto il viaggio (e quel che ho imparato”.

In particolare, lo straniamento di ogni viaggio, quando effettivamente si esce dalle proprie categorie, abitudini e ambienti che orientano la vita, sono parte integrante di quel lento addomesticamento altrove: un viaggio di nuovi linguaggi, parole, significati, gusti di cibo e sguardi a nuovi ambienti, un graduale appropriarsi delle prospettive culturali di chi ci ospita, nell’apprendere la diversità culturale per renderla a poco a poco familiare e riconoscerne le somiglianze.

Mauro Van Aken

Valgono le parole di Kapuściński (2007, 246): “Non si sa esattamente che cosa spinga l’uomo a girare il mondo. La curiosità? Il desiderio di avventura? Il continuo bisogno di essere stupito? Chi perde la capacità di stupirsi è un uomo interiormente morto. Chi considera tutto un déjà vu e non riesce a stupirsi di niente, ha perso la cosa più preziosa, l’amore per la vita”

Antonio Hans Di Legami

Scegliere di fare un viaggio spesso si rivela un’esperienza inaspettata in cui si sperimentano, in maniera più o meno consapevole, dei cambiamenti interiori, a volte ricercati, altre volte totalmente imprevisti. La maggiore o minore consapevolezza di tali dinamiche è influenzata dallo stato d’animo con cui si affronta l’esperienza di un viaggio, ma soprattutto dalla propensione alla capacità di ascolto del sé e delle domande che nascono dai propri bisogni esistenziali (…); dall’attrazione o preclusione per il nuovo, il diverso (…); dall’imprevisto che mette in crisi i nostri schemi mentali e ci obbliga a sperimentarne di nuovi, sondando la pluralità di significati di una nuova lingua o cultura (…).

Giovanni Colombo
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Ciao, sono Chiara! Una viaggiatrice instancabile, sostenitrice del turismo di prossimità e sempre a caccia di mete insolite. Chi ha detto che bisogna per forza andare lontano per scovare posti meravigliosi?
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