Il campanile di Resia: storia e info per visitarlo

Campanile di Resia: storia

In Italia esistono dei luoghi dal fascino incredibile e dalla suggestione assicurata, come il campanile di Resia.

Divenuto una vera e propria attrazione della Val Venosta in Alto Adige, sia in estate quando emerge dalle acque cristalline dal lago che in inverno quando domina il paesaggio innevato, il campanile del lago di Resia merita senza dubbio una visita.

Eppure in pochi sospettano che un fascino così singolare nasconda in realtà delle origini tutt’altro che poetiche.

Campanile di Resia: la storia

Ci sono mete che non si possono raccontare a prescindere dalla loro storia.

Il campanile di Resia regala senza dubbio emozioni incredibili a chi decide di spingersi in alta Val Venosta, ma è bene conoscerne le sue origini per visitarlo con la giusta consapevolezza.

La chiesetta romanica del XIV secolo fu costruita nel 1357 quando il paesino di Curon era completamente diverso da oggi. Il campanile non era stato di certo costruito nelle acque del lago ed era il simbolo di un paese pittoresco della Val Venosta di cui oggi non resta più traccia.

Photo courtesy: venosta.net

Perché il campanile di Resia è sommerso?

Una delle prime cose che viene spontaneo chiedersi quando si scopre l’esistenza di questo campanile che emerge dalle acque del lago è: “perché è sommerso?”.

La storia che cambiò per sempre le origini dell’emblema della Val Venosta affonda le radici nel periodo del secondo conflitto mondiale.

Prima di allora il Passo Resia era caratterizzato da tre laghi naturali: il lago di Resia, il lago di Curon e il lago di San Valentino alla Muta.

Nel 1939 iniziarono i lavori per la realizzazione di una grande diga, costruita con l’obiettivo di unificare i tre laghi per la produzione di energia idroelettrica.

Il progetto iniziale fu momentaneamente accantonato per l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, uno stop che seppur causato da una situazione di estrema difficoltà aveva ridato speranza agli abitanti del luogo che si erano opposti sin da subito alla sua realizzazione. Nel 1946 le attività di costruzione ripresero, nonostante la mancanza di materie prime e le difficoltà economiche dettate dalla guerra.

Gli abitanti tornarono a protestare, rivolgendosi addirittura al Papa per scongiurare la realizzazione della grande diga.

Nonostante ciò, i lavori furono ultimati nell’estate del 1950, un momento che segnò per sempre la fine del paese di Curon. I tre laghi furono unificati provocando la completa sommersione dell’antico centro abitato di Curon e comportando la distruzione di 163 case e 523 ettari di terreni coltivati, incidendo in maniera indelebile la vita di circa 1000 persone.

Agli abitanti non restò altro da fare se non assistere alla fine delle proprie origini e alla perdita di tutti gli averi. Come se non bastasse, furono ricompensati miseramente con indennizzi di scarso valore e abitazioni di fortuna in Vallelunga.

Unico “sopravvissuto” dello scenario originale fu proprio il campanile che come lo vediamo oggi emerge dalle acque del Lago di Resia, nelle vesti di un testimone solitario che ci ricorda in un silenzio carico di significato il dolore ingiustamente causato alla popolazione.

Nel bene e nel male, il campanile di Resia è diventato il vero simbolo della Val Venosta.

Quando è stato svuotato il lago di Resia?

La fragilità del campanile, causata naturalmente dalle infiltrazioni di acqua, richiede oggi la protezione delle Belle arti e nel 2009 è stato oggetto di importanti lavori di restauro per preservare la memoria del paese e la bellezza del suo simbolo per eccellenza.

Nella primavera del 2021 il Lago di Resia è stato svuotato per lavori di manutenzione volti ad individuare lo stato delle infiltrazioni e la causa degli allagamenti verificatisi ai danni degli edifici privati degli abitanti di San Valentino.

Lo svuotamento dell’invaso ha reso nuovamente visibili i resti dell’antico abitato di Curon in un misto di suggestione e malinconia.

Photo courtesy: l’adige.it

La leggenda del Campanile di Resia

Un’antica leggenda, rimasta cara a chi ha vissuto in prima persona la distruzione di Curon, racconta che nelle notti d’inverno, quando il lago ghiaccia, sia ancora possibile sentir risuonare le campane. Nella realtà non è ovviamente possibile in quanto furono rimosse poco prima della creazione del bacino artificiale.

Il paese sommerso, il film dedicato al Campanile di Resia

Una storia tanto triste quanto singolare non poteva non essere fonte di ispirazione per il mondo del cinema.

È del 2018 il film “Il paese sommerso”, un documentario che ha voluto ricostruire con lucidità cosa abbia significato la perdita delle proprie radici attraverso le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona la fine di Curon. Il racconto ha coinvolto anche le nuove generazioni, impegnate nel rendere meno doloroso il ricordo dei propri nonni attraverso la riqualificazione turistica del luogo.

“Curon” è invece la serie realizzata da Netflix dedicata al campanile sommerso. In questo caso si tratta però di una narrazione di genere fantastico e non di una ricostruzione reale di quanto accaduto.

I libri dedicati alla storia di Curon

Per chi fosse interessato ad approfondire e a conoscere ancor più da vicino la storia di Curon non mancano naturalmente le opere letterarie.

“Il paese sommerso” oltre che un film è anche un libro edito da Raetia e pubblicato nel 2020. Alla pari della rappresentazione cinematografica, l’opera racconta nei minimi dettaglio quanto è realmente accaduto.

Altrettanto degno di nota è “Resto qui”, il libro di Marco Balzano che ricostruisce con grande impatto emotivo la storia del paese e del suo simbolo indiscusso attraverso dolorose testimonianze che raccontano la tenacia nel restare per difendere le proprie origini.

Come raggiungere il campanile di Resia

Per raggiungere il campanile di Resia è sufficiente seguire le indicazioni per Passo Resia percorrendo la SS38. La strada racchiude in sé degli scenari meravigliosi in cui il paesaggio cambia di continuo, merito soprattutto della variazione altimetrica.

Il Lago di Resia si trova infatti a 1.498 m s.l.m ed è il più grande alla provincia di Bolzano con una capacità da 120 milioni di metri cubi d’acqua.

Chi vorrebbe raggiungerlo in treno può affidarsi alla Ferrovia della Val Venosta che da Merano permette di raggiungere Malles.

Da qui è necessario proseguire in bus fino a raggiungere Resia e Curon Venosta. Sul sito ufficiale di Alto Adige Mobilità è possibile informarsi sull’itinerario completo e i relativi collegamenti disponibili.

Sul sito ufficiale Venosta.net sono disponibili le webcam del Passo Resia per chi volesse dare una sbirciata da casa o per chi voglia farsi un’idea più precisa delle attuali condizioni meteo.

Sperando che questo itinerario davvero particolare vi sia piaciuto, non ci resta che augurarvi buon viaggio in Val Venosta!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ciao, sono Chiara! Una viaggiatrice instancabile, sostenitrice del turismo di prossimità e sempre a caccia di mete insolite. Chi ha detto che bisogna per forza andare lontano per scovare posti meravigliosi?
Conosciamoci meglio

Iscriviti alla newsletter

Social Media
#Turismoinrassegna